di Roberta Pedicino

Danzamovimentoterapeuta e Counselor Espressivo

 

Il secondo anno di Danzaterapia con l’Associazione di Volontariato Casa di Pulcinella sta volgendo al termine e vorrei esprimere e divulgare questa bellissima esperienza di danza che stiamo portando avanti insieme da ormai molti mesi.

Portare la Danzamovimentoterapia in un contesto di volontariato per la disabilità ha un senso sociale e aggregativo molto alto e sperimentarlo in prima persona… lo è molto di più!

L’intesa con l’Associazione si è espressa fin dall’inizio: la comunione di intenti, la volontà di migliorare i servizi offerti indirizzandosi sempre di più verso le Arti Terapie, l’inserimento della Danzaterapia come attività relazionale e non solo riabilitativo/creativa, l’utilizzo del corpo, della voce, della musica, del ritmo…

L’affinamento dell’ascolto, delle capacità empatiche, l’attenzione alle parole, agli sguardi… il sentire, possono essere innati ma si possono anche sviluppare e affinare, avendo voglia di farlo, e i volontari della Casa di Pulcinella si sono attivati in questo senso, coadiuvando l’attività di danzaterapia da me condotta, partecipando attivamente alle consegne, danzando nel gruppo e con il gruppo, intervenendo come facilitatori, attivandosi con una presenza, attenzione e contenimento maggiori nei confronti degli utenti con problemi psichici e motori più gravi, in un clima di amicizia, collaborazione, accoglienza e comprensione.

Avere a che fare con la disabilità significa spogliarsi dei propri codici e ricrearne di nuovi, adattarsi ad un nuovo tipo di comunicazione, entrare in relazione sul piano emozionale, sensoriale, corporeo, istintivo… Non tutti hanno a disposizione gli strumenti adatti per farlo, ma la danza può essere uno di questi, la danza è patrimonio comune a tutti, la danza libera dalle pastoie delle etichette e delle relazioni superficiali.

 

La danzaterapia soddisfa di gran lunga molta della domanda insita nei principi e negli ideali di tante associazioni: è un potente strumento per “stare al mondo” aiutando gli altri e se stessi, sperimentandosi continuamente in uno scambio incessante di relazioni autentiche perché corporee… e il corpo non mente!

A mio avviso si sposa perfettamente con i valori morali e sociali unanimemente riconosciuti dalla società civile, è un’attività divertente e aggregante che opera un’intensa azione di socializzazione, integrazione sociale e sviluppo culturale. La danza, come tutte le arti, è cultura, stimola la creatività e il benessere dell’individuo, agevola le interazioni e gli scambi relazionali, produce senso, fa incontrare sguardi, avvicina i corpi, stacca la spina al pensiero razionale, mette tutti sullo stesso piano, agisce sugli individui e sul contesto in cui vivono e li trasforma: in una parola è terapeutica.

E visto che le istituzioni sono spesso fallimentari e che la persona disabile non trova il più delle volte la possibilità di essere inserito all’interno di vari contesti, attraverso la danzaterapia invece, che proprio per sua natura tende ad abbattere certe barriere e pregiudizi come il pietismo, la diffidenza, il senso di impotenza e di paura, si può trovare il modo di valorizzare le risorse esistenti e metterle in gioco, riscoprendo il senso umano e superando i limiti delle categorie sociali.

Al di là di tutti i concetti ideologici e retorici, “la danza è bella”, come mi ha scritto uno degli utenti disabili come feedback dopo un incontro. E questo conferma uno degli obiettivi principi della danzamovimentoterapia e cioè quello di stimolare il piacere e il divertimento. Sviluppare le intenzionalità comunicative e relazionali attraverso il piacere della danza in gruppo è sicuramente l’aspetto più importante e sta alla base del benessere psico-fisico di ognuno di noi, disabile o no. Costruire una relazione al di là di qualsiasi barriera è possibile, danzando insieme in un clima di non-giudizio e di divertimento e in un setting contenitivo, si crea un’energia che supera qualsiasi barriera. Sbloccando il corpo sciogliamo anche i blocchi mentali ed emozionali e lo stimolo che si riceve dalle risorse personali di ogni partecipante al gruppo è importante per tutti, anche per chi lo conduce!

Si lavora sull'ascolto reciproco, sulle relazioni, sullo stare nel ritmo tutti insieme, sulla gruppalità, sull'espressività e la creatività del gesto.... sul puro piacere di ballare!

 

“Della danza possiamo dire nel senso più completo della parola che è un gioco lei stessa, anzi che è una delle forme più pure e più complete del giocare. […] Il rapporto fra la danza e il gioco non è quello di un “partecipare a”, ma di un “far parte di”, è il rapporto di un’essenziale identità dunque. La danza è una forma speciale e perfetta del giocare stesso come tale.” (Johan Huizinga - “Homo ludens”)

 

Una “danzaterapia sociale” a tutti gli effetti quindi, in cui l’obiettivo del piacere di muoversi e di danzare “nel” gruppo e “con” il gruppo è prioritario. Giocare insieme, disabili e non, divertirsi, muovendosi su musiche ritmiche, nel cerchio, in piccoli gruppi, in tre, in due, cambiare partner, conoscersi, entrare in confidenza reciproca attraverso il contatto ravvicinato fisico e visivo, attraverso l’uso di materiali, cantare tutti insieme, in uno scambio continuo e reciproco… scoprire di far parte di un gruppo e di avere un proprio posto, un proprio ruolo, essere riconosciuti; poter dare sfogo, ognuno secondo le proprie abilità, secondo le metodologie della Danzamovimentoterapia-ER®, in un contesto protetto e non giudicante, all’espressione di sé, del proprio modo di comunicare con i gesti, i movimenti, le espressioni del viso, la voce… tutto questo era quello che l’Associazione cercava, quello che forse io stessa cercavo, e questo stiamo trovando insieme da quasi due anni, nel susseguirsi delle sedute settimanali di danzaterapia. 

È un gruppo aperto, ogni settimana nuovo e diverso, molto eterogeneo sia per i tanti tipi di disabilità presenti, sia per le infinite “diversità”, sfumature di ogni tipo rispetto alla capacità di attenzione, di percezione, di memoria, sguardo, qualità di movimento, postura; rispetto al modo di usare lo spazio, distare o no nel ritmo, di essere creativi e autonomi oppure svogliati, richiedenti e passivi… C’è di tutto un po’ ma tutti vogliono ballare, tutti vogliono stare insieme e divertirsi… e soprattutto: come esseri umani, diversamente, normalmente o eccezionalmente abili, tutti proviamo sentimenti ed emozioni. Ci si può muovere e provare piacere nel farlo, ci si può relazionare più facilmente attraverso il corpo in movimento, si può stare tutti insieme in un ritmo condiviso, ci si può emozionare, e questo basta!

 

Per concludere

La danzaterapia agisce a livelli profondi e le persone che ne sono attratte e che la sperimentano prima o poi sentono il rafforzarsi di un legame con una parte di sé che le connette al sociale in maniera più fluida e che nel momento in cui la si scopre non si può più negarla. Questo vale per chiunque sia in grado di provare emozioni e sentimenti e sia capace di riconoscere in questo legame un’appartenenza più vasta e globalizzante al di sopra e oltre qualsiasi etichetta sociale.

Viviamo in un contesto sociale dove l’individualismo impera e dove l’emarginazione dilaga, la danzaterapia può diventare un linguaggio comune, un codice universale di cui potersi riappropriare per dialogare tra differenze. Il cambiamento e la trasformazione nella relazione è stato il leitmotiv di tutta l’esperienza, sia per me che per il gruppo; dove la tendenza alla fusionalità e alla dipendenza priva gli individui della propria libertà espressiva, dove la disorganizzazione istituzionale si riflette sul movimento del corpo e dove i bisogni spesso vengono taciuti o sostituiti… dove c’è tutto questo, la danzaterapia può diventare gradualmente una risorsa e una via per l’autonomia. La libertà di poter esprimere se stessi e di essere individui con un modo sano di relazionarsi in un contesto di gruppo, può costituire il fulcro della cura di molti contesti sociali, di cui questo è solo un esempio, un’esperienza da proseguire e da migliorare.

 

di Roberta Pedicino

Danzamovimentoterapeuta e Counselor Espressivo

Per info: 3471117492

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E anche quest'anno il 9 Giugno si sono concluse tutte le attività di Pulcinella. Ma non è finita qui! L'estate è lunga e fino alla riapertura di tutte le attività ad ottobre e non riusciamo a stare lontani gli uni dagli altri Infatti, dopo la pizza finale del 20 giugno, durante la quale ci siamo promessi di incontrarci in colonia, ciascuno di noi si propone di incontrare i suoi più grandi amici, quelli più “assetati di amicizia” e di compagnia, riprendo un'espressione di G., una nostra amica, anche solo per un gelato, una passeggiata, un caffè insieme.

Compatibilmente con i nostri impegni familiari, lavorativi e ovviamente anche di meritato riposo,  cerchiamo di vederci e rivederci, chi può di giorno con alcuni dei nostri amici, e la sera, una volta a settimana, per organizzare al meglio la così tanto attesa vacanza estiva. Ma non è attesa solo dai nostri amici disabili, ma anche e soprattutto da tutti  noi. Molti prendono una settimana di ferie, altri incastrano i giorni con le attività quotidiane, per alcuni è proprio l'unica vacanza, ma per tutti è un momento di ritrovo e di divertimento, di giochi e di canti e balli, dopo la quale torneremo tutti un po' più stanchi, ma molto più felici!!!

E allora amici ed amiche R...Estate con Pulcinella e se vi va di conoscerci veniteci a trovare in vacanza a Vitorchiano dal 19 al 26 Luglio, oppure vi aspettiamo l'anno prossimo alla ripresa delle attività, saremo lieti accogliervi a braccia aperte!!!


Maria P.

La settimana della vacanza con la casa di Pulcinella è volata e anche quest'anno la colonia è finita tra lacrime, gioia e tanti bei ricordi.
Ognuno di noi ritorna a Roma un po' stanco, ma molto felice e come leggo da un post su facebook, tutti cerchiamo con difficoltà di riabituarci alla vita di tutti i giorni... è proprio vero, tornare dalla vacanza con i nostri amici della casa di Pulcinella è come tornare da una vacanza in crociera come recita una nota pubblicità, ma forse riabituarsi alla vita di tutti i giorni per noi è ancora più difficile.

Come scrive A., se prima eravamo in 100 a ballare l'hully gully, adesso ognuno di noi è solo a ballare l'hully gully.

Tutti noi ci portiamo nel cuore tante immagini che ci aiuteranno a riprendere la vita di tutti i giorni nell'attesa della ripresa di tutte le attività a ottobre.

Le immagini che mi porto io sono le risate di Ma. quando la piccola Maty, con la lotta dei cuscini, della carta igienica e di qualsiasi oggetto lanciabile da una bambina di cinque anni, mette in soqquadro la stanza di AM, e quando la stessa, rincorre mia sorella per ottenere le chiavi della stanza per rifare la stessa cosa il giorno dopo.

Oppure quando M. come un nonno affettuoso accarezza la più piccola della famiglia P.... proprio l'incarnazione della tenerezza... e poi ancora Ma. che esaspera P., chiedendogli in continuazione se ha mangiato solo per ridere un po' per la sua buffa reazione... G. che ribattezza mia sorella “Canada” perché le è troppo difficile dire il suo nome, e tante altre ancora tipo la reazione del personale dell'albergo che ci hanno detto che abbiamo portato una ventata di freschezza e degli altri ospiti che ci guardavano da lontano.

Vivere per una settimana insieme ai nostri amici, condividere tutto, gioie e dolori è un'esperienza che ti cambia veramente la vita, innanzitutto, malgrado il clima di festa, riesci a comprendere, le fatiche che quotidianamente i loro genitori vivono accanto a loro, ma riesci anche a ricevere tanto perché come c'è scritto sulla pergamena che è stata donata ai nuovi volontari “Dedicarsi agli altri non significa rinunciare a se stessi, ma vivere due volte.

E con questa bellissima frase, vi invito a venirci a trovare ad ottobre e perché no anche l'anno prossimo sempre a Vitorchiano, vi aspettiamo numerosi e saremo lieti di accogliervi con gioia, perché con tutte le attività che facciamo, come recita la canzone della colonia di quest'anno,Pulcinella è sempre più blu!!!

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