La mattina di Janeth

Janeth è una bimba che sta con noi da diverso tempo. Da quando la sua famiglia è stata trasferita a Rocca Cencia, per andare a scuola deve percorrere un lungo viaggio.

Abbiamo provato a raccontarvelo...

Ore 5.00 Sveglia

Ore 5,45 esce di casa con la sorellina di 3 anni e la madre

Ore 6,00 prende il primo autobus

Ore 6,40 arriva a Largo Preneste

Ore 6,50 prende il tram fino allo Scalo San Lorenzo

Ore 7,20 arriva nella parrocchia dell’Immacolata, dove la sta aspettando padre Gianni

Ore 7,30 – 8,00 aspetta l’apertura della scuola in Chiesa con Padre Gianni, mentre la mamma va a lavorare

...questa è la giornata tipo di una bimba che vuole andare a scuola...

Oggi Pompeo è per definizione il più “pulcinella” di tutti noi: è nato a Napoli, ha una cadenza napoletana quando parla, fa sempre scherzi a tutti.

Non sempre è stato così: appena conosciuto 23 anni fa, parlava pochissimo, non sorrideva mai, stava sempre in disparte.

Aveva anche molti problemi fisici, era magrissimo perché mangiava solo latte a causa di problemi ai denti, spesso era ricoverato in ospedale e quando stava a casa raramente usciva.

A furia di frequentare altre persone, in questi 23 anni è “sbocciato” un Pompeo sorprendente.  Ha imparato a giocare con tutti ed è diventato inseparabile amico di Daniele.
Pur avendo un’intelligenza viva, non era mai andato a scuola: adesso sta imparando a scrivere, leggere e fare semplici calcoli.

Come molti altri amici disabili, non aveva mai ricevuto la Prima Comunione perché “non avrebbe capito”: in questi anni ha fatto catechismo e ha preso quel Sacramento, capendo benissimo che Gesù era il vero amico della sua vita.

Oggi in Parrocchia è un volto molto conosciuto e in queste ultime feste di Natale ha contribuito a diverse celebrazioni come pastore e come Re Magio.

Con la sua presenza ed il suo sorriso ha soprattutto contribuito a rendere migliori tanti di noi.

Michele è un nostro amico malato di SLA già da diversi anni. 

Fino a Marzo ha vissuto a Milano con il suo compagno Gabriele. A causa dei numerosi disservizi della regione Lombardia e della mancanza di fondi per poter garantire a Michele assistenza, hanno deciso di trasferirsi in Sardegna, a Bari Sardo, dove vivono tutt'ora e dove riescono ad usufruire sia del contributo regionale che dell'amore della gente del piccolo paesino sardo.

Nel frattempo sono riusciti a sistemare un appartamento a misura di disabile con tutte le attrezzature necessarie per poter dare a Michele una vita dignitosa.

Purtroppo però c'è bisogno di uno sforzo ancora più grande, perché per poter accedere all'appartamento c'è bisogno di un ascensore.

L'ascensore più economico costa 19000 euro e ad oggi grazie a diverse donazioni hanno raccolto quasi 5000 euro.

Abbiamo creduto opportuno allargare la richiesta a tutti quelli che, in qualche modo ci conoscono o ci hanno conosciuto.

 

Questo è il suo iban e ringraziamo anticipatamente chi anche con un piccolo gesto contribuirà a realizzare un grande sogno.

IBAN : IT 62 L 05584 01700 000000023302

Banca Popolare di Milano intestato a Michele Riontino

Quando abbiamo conosciuto Dino nel 1991, viveva con la madre anziana e la sorella con problemi psichici.
Erano otto anni che Dino non usciva da casa.
L’unica compagnia di Dino era il telefono che portava sempre con sé.

Quando andavamo a trovarlo, giocavamo assieme e cercavamo di farlo uscire senza riuscirci.

Un giorno riuscimmo a prendergli il telefono, lo mettemmo nell’ascensore e Dino per recuperarlo uscì di casa: da allora, per 5 anni è sempre venuto a tutte le attività ed a tutte le vacanze.

Quando la mamma divenne troppo anziana per tenerlo a casa, l’unica soluzione che si trovò fu un cronicario per anziani a Sant’Angelo Romano.
Lì Dino passava tutto il giorno seduto a guardare la televisione o fuori la finestra, come tutti gli altri anziani di quel cronicario. Quando andavamo a trovarlo, si metteva sotto braccio con l’immancabile busta del telefono e ci faceva capire che voleva uscire.

Dino è morto nel 2009, senza che potessimo strapparlo al cronicario.

Lo consideriamo uno dei nostri angeli custodi e nel suo ricordo abbiamo il sogno di mettere su una casa-famiglia, perché nessuno più dei nostri amici debba finire i suoi anni in una situazione come la sua.